C’è un momento in cui smetti di essere immortale.
Sebastiano Zanolli
30 aprile 2026Non arriva con un colpo solo. Arriva per sottrazione, una cosa alla volta.
Prima la vista, poi il recupero dopo uno sforzo, poi la memoria che fa i capricci nelle situazioni sbagliate.
Ognuna di queste perdite ti sorprende come se non te l’aspettassi, come se il contratto che avevi firmato alla nascita prevedesse clausole diverse.
Io ci ho creduto a lungo. Che quello che succedeva agli altri fosse una storia diversa dalla mia.
Dylan Thomas urlava “non andare docile in quella buona notte”, infuriati contro il morire della luce. L’ho capito, quell’urlo.
L’ho fatto anch’io, a modo mio, contro cose molto meno poetiche.
La schiena. Gli occhiali. Le notti corte che non bastano più.
Solo che l’Ecclesiaste lo sapeva già.
C’è un tempo per nascere e un tempo per morire, un tempo per seminare e un tempo per raccogliere. Come descrizione precisa di come funziona la cosa. Ho cominciato a capirlo parlando con persone anziane.
Le cerco, forse perché ho sempre trovato nelle conversazioni con chi ha più anni di me una specie di bussola.
Quasi tutti, quando gli chiedo come stanno davvero, mi dicono una cosa simile, che a un certo punto hanno smesso di combattere per tenere quello che non era più loro, e hanno iniziato a fare attenzione a quello che stava diventando disponibile.
La capacità di stare dentro un momento senza fretta.
La profondità che riesci a dare anche a un dettaglio piccolo, perché adesso sai quanto vale.
La cura che trasmetti, che pesa più di qualsiasi risultato, e che ti segue fino all’ultimo minuto.
Quello che mi hanno insegnato, senza saperlo, è che ci sono doni che ti vengono dati e poi ti vengono tolti.
E ci sono doni che invece si costruiscono nel tempo, che l’età non ostacola ma moltiplica.
A tanti capita di invecchiare. L’errore è continuare a misurarti con gli strumenti del periodo sbagliato.
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L'autore
“Fare raggiungere ad individui e squadre i propri obiettivi professionali, mantenendo la propria umanità” è la ricerca e la sfida che Sebastiano Zanolli si è dato negli ultimi 25 anni e che continua ad approfondire. Un caso abbastanza raro di formatore che continua testardamente a lavorare in azienda fondendo la pratica con la teoria. Nato nel 1964, dopo la laurea in Economia presso l’Università Ca’ Foscari, ha maturato esperienze significative in ambito commerciale e marketing, ricoprendo posizioni di responsabilità crescente: ha occupato i ruoli di Product Manager, Brand Manager, Responsabile Vendite, Direttore Generale ed amministratore delegato di brand di abbigliamento in aziende come Adidas e Diesel. Si è occupato di politiche di Employer Branding come consulente di Direzione e presta la sua opera sulle strategie e progetti di Heritage Marketing. È autore di 7 volumi di grande successo: “La grande differenza” (2003), “Una soluzione intelligente” (2005), “Paura a parte” (2006), “Io, società a responsabilità illimitata” (2008), “Dovresti tornare a guidare il camion Elvis” (2011), “Aveva ragione Popper, tutta la vita è risolvere problemi” (2014), “Risultati solidi in una società liquida” (2017). Tutti i libri sono editi dalla Franco Angeli.