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Intervista a Francesca Porcellato, La Rossa Volante

Anna Zaccaria
Anna Zaccaria
27 marzo 2026
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Intervista a Francesca Porcellato, La Rossa Volante

Classe 1970 di Riese Pio X, Francesca Porcellato ha perso l’uso delle gambe a 18 mesi a causa di un incidente. Da quando a 6 anni si sedette sulla sua prima carrozzina “l’unica cosa a cui ho pensato è stata quella di farla andare più veloce che potevo” - ha spiegato -. E senza ombra di dubbio.. Ce l’ha fatta!

Partiamo dalla fine: Francesca è stata l’ultima tedofora delle Paralimpiadi Milano Cortina 2026, lei ha accesso il braciere della fiamma il 6 marzo a Cortina (Bebe Vio ha acceso quello a Verona). È difficile descrivere brevemente chi sia e cosa abbia fatto Francesca nella sua lunghissima carriera sportiva. Ha partecipato a 9 Olimpiadi estive: Seul 1988, Barcellona 1992, Atlanta 1996, Sydney 2000, Atena 2004, Pechino 2008, Londra 2012, Rio de Janeiro 2016 e Tokyo 2021 poi a 3 Olimpiadi invernali: Torino 2006, Vancouver 2010 e Soci 2014.

Prima con l’atletica leggera, poi sci di fondo e infine handbike. È riuscita a vincere gare di atletica veloci (100 m) e maratone fra cui ricordiamo New York, Boston e Parigi. Un mix perfetto di eclettismo e determinazione incredibili. Francesca negli ultimi 6 anni è stata quasi completamente assorbita dall’organizzazione e promozione delle Paralimpiadi Milano Cortina. Fra le migliaia di cose da fare è riuscita a dedicare a noi di OCCHI un po’ di tempo e a raccontarci la sua bellissima storia di sport e di vita.

Francesca Porcellato a Milano Cortina 2026 mentre tiene la fiamma

Hai iniziato a fare sport paralimpico in anni in cui le informazioni e le strutture erano molto poche. Per caso hai incontrato un gruppo di atleti paralimpici di tennistavolo che ti hanno invitato a partecipare alle selezioni regionali per i campionati italiani di atletica.
Ma il caso non avrebbe avuto valore se in te non ci fosse stato fin da piccola il desiderio di “spingere la carrozzina sempre più forte”.

Io non parlerei di “caso” ma di “destino”! In quel momento avevo 17 anni, ero una ragazza super attiva, malgrado la disabilità giocavo a pallavolo con le mie amiche e desideravo praticare sport. Erano anni completamente diversi da quelli di oggi: era difficile reperire informazioni e ancora di più trovare le società sportive per persone con disabilità soprattutto in periferia.

Un pomeriggio un gruppo di atleti disabili che provenivano dai comuni vicino al mio mi notarono lungo la strada mentre uscivo da un negozio del paese (la mia chioma rossa non passava inosservata). Nella stessa sera trovarono le mie amiche in pizzeria e queste non si fecero sfuggire l’occasione, parlarono loro di me accordandosi per portarmi il giorno dopo a Cittadella dove si sarebbero svolte le selezioni regionali per i campionati italiani di atletica leggera per disabili….

Così il giorno dopo andai a Cittadella!

Provai a spingere la carrozzina da corsa per disabili che era molto diversa dalla mia e feci il tempo minimo richiesto per partecipare ai campionati Italiani… Dico che non è un caso perchè era davvero una vita, da quando avevo 6 anni, che mi allenavo a spingere la carrozzina più veloce che potevo! Ricordo bene che tutti i pomeriggio dopo i compiti di scuola uscivo nei campi dietro casa e spingevo la mia carrozzina e così mi allenavo, senza saperlo, per la prima occasione sportiva della vita.

In quelle 24 ore fatte di incastri e coincidenze incredibili la mia vita è cambiata per sempre!

Quando hai deciso che lo sport sarebbe stato il tuo lavoro?

Come per tantissimi ragazzi all’inizio sono riuscita a conciliare studio e sport. Da subito ero un’atleta di livello nazionale e internazionale per l’atletica. Dopo il diploma è arrivato subito il posto fisso presso il comune di Riese Pio X quindi mi organizzavo fra il lavoro e gli allenamenti. Ma volevo di più e dopo poco ho cominciato a sognare di dedicarmi esclusivamente allo sport e questo sogno era condiviso con il mio fidanzato e allenatore Dino Farinazzo. Era davvero un’idea folle: sognavo di diventare un atleta professionista e già l’impresa era difficile per gli atleti normodotati figuriamoci per i paralimpici … all’epoca non esistevano gli atleti paralimpici professionisti non si chiamavano neanche paralimpici però noi due sognavamo un’evoluzione del mondo paralimpico, sognavamo quello che adesso è realtà.

Così ho mollato il posto fisso e mi sono dedicata allo sport immergendomi completamente. Per andare avanti ho avuto il sostegno di alcune aziende sponsor che hanno creduto nella mia determinazione. Quella scelta ha permesso una crescita esponenziale delle mie abilità sportive e i risultati sono stati stupefacenti.

Sono stata la prima atleta in Italia ad essere tesserata da una società sportiva nata per normodotati ma aperta anche per atleti disabili … era quello che io ho sempre sognato, l’inclusione. Io e Dino abbiamo sempre auspicato che lo sport paralimpico fosse chiamato sport e basta, che la gente vedesse i nostri mezzi come mezzi sportivi e non mezzi ortopedici o mezzi particolari.

Eravamo a ridosso dei giochi Paralimpici di Atlanta 1996.

Com’è l’Italia nello sport paralimpico rispetto al resto del mondo?

Dobbiamo innanzitutto dire che ogni nazione ha dei progetti diversi.

L’Italia di oggi non è messa male, negli ultimi anni è progredita molto. Lo sport paralimpico adesso ha una sua identità e un suo seguito. Certo ci sono nazioni come la Svizzera che tratta gli atleti paralimpici come gli atleti olimpici.

In Italia possiamo fare ancora di più, in America ad esempio vi è un unico Comitato che unisce in sé il Comitato Olimpico e Paralimpico. Ma va sottolineato che in Italia i premi per le medaglie sono in generale più elevati di tantissime altre nazioni.

Il mio sogno è di arrivare come l’Australia dove gli atleti olimpici, paralimpici hanno tutti gli stessi diritti e doveri.

Foto di Francesca Porcellato
Francesca Porcellato con la sua medaglia d'argento conquistata alle Paralimpiadi di Tokyo 2020 all'età di 51 anni

Tu vorresti che ci fosse un olimpiade unica senza distinzione fra paralimpiadi e olimpiadi?

Mi piacerebbe molto perché non vedo differenza tra l’una e l’altra. So però che a livello logistico ci sono delle complicanze non banali. Magari si potrebbero ridurre i giorni fra un evento e l’altro con cerimonie di inaugurazione e chiusura fatte insieme.

Oppure si potrebbero organizzare le paralimpiadi prima delle olimpiadi. Come abbiamo visto con Milano Cortina, le olimpiadi fatte a febbraio per permettere agli atleti normodotati di finire gli impegni delle varie coppe del mondo hanno portato le paralimpiadi a svolgersi a marzo con una neve davvero davvero difficile anche per atleti normodotati figuriamoci per i paralimpici.

Che consiglio daresti a un ragazzo o una ragazza che vive una difficoltà o una disabilità e ha paura di mettersi in gioco?

Deve assolutamente provare ed essere curioso. Io sono stata curiosa e ho provato e ho scoperto nuove strade, nuovi mondi che sono stati bellissimi.

La vita offre tantissimo e spesso e volentieri abbiamo invece i paraocchi perché abbiamo paura di provare, abbiamo paura di fallire. Il fallimento è un grande maestro di vita. Solo alla morte non c’è rimedio, se non provi non puoi sapere cosa lasci.

E cosa diresti a Francesca bambina?

Francesca bambina è sempre stata vulcanica, non si è mai imposta dei limiti e per questo le voglio dire “brava!” E’ andata contro stereotipi, contro mentalità che la vedevano chiusa in casa, ferma immobile a fare nulla… Quella bambina ha sempre lottato per fare quello che aveva in mente. Le difficoltà sono state veramente tantissime, ha ricevuto tantissimi “no”!,” tantissimi “non puoi fare” e lei invece ha sempre creduto di poter fare qualcosa di diverso.

Francesca Porcellato alle paralimpiadi
Francesca Porcellato alle Paralimpiadi invernali Soči 2014

Tu pensi che i limiti vadano superati o compresi?

I limiti vanno innanzitutto conosciuti e compresi, e poi vanno affrontati e superati. È un percorso che va fatto,

La gente pensa a noi come a degli eroi, sempre bravi a superare i propri limiti.. Occorre però sapere che non tutti i limiti possono essere superati. Il primo lavoro da fare è sapere cosa ci limita, comprenderlo, capire perché ci limita e poi affrontarlo … e se non puoi superarlo magari puoi ridurre l’impatto che ha su di te.

C’è una domanda che ti piacerebbe ti venisse posta durante le interviste ma non ti viene mai fatta?

Ho fatto talmente tante interviste che non penso ci sia qualcosa di nuovo da dire.

Vorrei tanto che cadessero tutti gli stereotipi che ci sono. Noi atleti veniamo raccontati sempre come degli eroi ma nella vita quotidiana ci sono tantissime difficoltà che appena le luci della ribalta si spengono permangono molto evidenti. Ci sono leggi contro le barriere architettoniche ma poco si fa per abbatterle realmente. Vorrei ci fosse più comprensione, più di solidarietà. Oltre a quelle architettoniche ci sono le barriere mentali che fanno ancora più male. Vorrei che la gente ci desse meno pacche sulle spalle e si impegnasse di più a rompere un gradino per creare uno scivolo!

Libro di Francesca Porcellato - La Rossa Volante

A quale fra i tuoi successi sei più affezionata?

Ho avuto una carriera lunghissima e faccio fatica a fare una classifica dei successi.

Mi piace ricordare la medaglia d’oro di Vancouver nel 2010, ma non tanto perché è una medaglia d’oro ma perchè da vice campionessa paralimpica in atletica leggera disciplina nella quale ho vinto anche maratone con record del mondo, mi sono dedicata allo sci paralimpico partendo da zero.

Non ho avuto paura delle critiche, non ho avuto paura delle aspettative delle persone. Quando ho partecipato a Torino 2006 nelle due gare cui ho partecipato sono arrivata ultima e penultima, la gente da me si aspettava solo successi. Io ho fatto tesoro dell’esperienza mi sono allenata duramente nello sci per 4 anni e nel 2010 è arrivata la medaglia d’oro … il fallimento deve essere sempre slancio per trovare una nuova strada.

Francesca Porcellato alle Paralimpiadi invernali

E adesso?

Sto concludendo il lavoro nell’organizzazione di Milano Cortina e come sempre sono impegnata nella promozione dello sport paralimpico … Ora vorrei prendere un po’ di fiato perché sono sempre stata presa da mille impegni prima con la scuola, lo sport, il lavoro, poi con lo sport ad alto livello e adesso mi prendo un po’ di tempo per me.

Ti vedi allenatrice?

Più mental coach che allenatrice, mi piace molto di più questo.

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L'autore

Anna Zaccaria

Mille cose da fare ma non si tira mai indietro, troppo buona ma con grinta da vendere. Amante dei numeri, Anna è una vera esperta delle logiche e stratega del web marketing. Ha maturato una lunga esperienza nella gestione di progetti complessi di comunicazione digitale, mirando sempre alla concretezza e ai risultati.