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Che età ti senti addosso? Provate a chiederlo.

Sebastiano Zanolli
Sebastiano Zanolli
27 marzo 2026
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Che età ti senti addosso? Provate a chiederlo.

È in sostanza la domanda che apre un articolo molto interessante su “The Atlantic”, e che, a pensarci bene, andrebbe posta anche nelle nostre aziende alle persone che le popolano.

Perché?

Perché l’età anagrafica ci dice e indirizza ma nel particolare, nel locale meno di quanto crediamo.

Insomma serve giudizio.

Uno studio del 2006 condotto su oltre 1.400 adulti danesi da David Rubin e Dorthe Berntsen ha mostrato che dopo i 40 anni, ci sentiamo in media il 20% più giovani della nostra età reale.

Un’ampia meta-analisi del 2021, che ha raccolto i dati di 294 studi globali, ha confermato questo divario soggettivo.

E ha aggiunto un dettaglio cruciale, lo scarto tra età reale e percepita è più forte nei Paesi occidentali, dove l’età avanzata è spesso vissuta con ansia o come una perdita di rilevanza.

Al contrario, nelle culture che valorizzano gli anziani, come in molte società asiatiche o africane, questo gap è molto più ridotto.

Insomma, l’età conta, ma soggettività e cultura anche.

Usare solo l’età anagrafica come parametro per organizzare, motivare, o stimare le competenze è rischioso.

Un 55enne può sentirsi ed essere energico come un 35enne.

Un 30enne può desiderare stabilità, ascolto e riconoscimento, proprio come un senior.

Dentro le persone non c’è solo un’età, c’è un tempo vissuto con la sua storia, la sua spinta, i suoi momenti congelati.

Ecco perché, quando parliamo di collaborazione tra generazioni, dobbiamo guardare oltre i numeri e le date.

Le generazioni sono indicazioni generali e utili.

Poi serve la lente localmente.

Serve più ascolto, più curiosità reciproca, più fiducia nei percorsi individuali.

La leva di una cultura collaborativa è il riconoscimento del valore attivo che ognuno porta, indipendentemente dalla carta d’identità.

Esercizio tutt’altro che di moda oggi in cui il prossimo o è nostro amico o nostro nemico.

Provare a chiedere al/la collega: “Che età ti senti addosso?” è un ottima domanda. Rivelatrice di che approccio usare e produttrice di tolleranza e umanità.

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L'autore

Sebastiano Zanolli

“Fare raggiungere ad individui e squadre i propri obiettivi professionali, mantenendo la propria umanità” è la ricerca e la sfida che Sebastiano Zanolli si è dato negli ultimi 25 anni e che continua ad approfondire. Un caso abbastanza raro di formatore che continua testardamente a lavorare in azienda fondendo la pratica con la teoria. Nato nel 1964, dopo la laurea in Economia presso l’Università Ca’ Foscari, ha maturato esperienze significative in ambito commerciale e marketing, ricoprendo posizioni di responsabilità crescente: ha occupato i ruoli di Product Manager, Brand Manager, Responsabile Vendite, Direttore Generale ed amministratore delegato di brand di abbigliamento in aziende come Adidas e Diesel. Si è occupato di politiche di Employer Branding come consulente di Direzione e presta la sua opera sulle strategie e progetti di Heritage Marketing. È autore di 7 volumi di grande successo: “La grande differenza” (2003), “Una soluzione intelligente” (2005), “Paura a parte” (2006), “Io, società a responsabilità illimitata” (2008), “Dovresti tornare a guidare il camion Elvis” (2011), “Aveva ragione Popper, tutta la vita è risolvere problemi” (2014), “Risultati solidi in una società liquida” (2017). Tutti i libri sono editi dalla Franco Angeli.