Quando leggere... ti mette le ali! - aprile 2026
Eleonora Lago di Palazzo Roberti
27 marzo 2026Recensioni a cura di Eleonora Lago
Libreria Palazzo Roberti, Bassano del Grappa
Non scrivere di me
Autore: Raimo Veronica
Editore: Einaudi
Una giovane donna incontra un attore famoso e si innamora. Almeno così sembra all’inizio. I personaggi di Veronica Raimo fanno dell’ironia il loro superpotere. Anche in un romanzo come questo, dove tutto potrebbe facilmente scivolare nella tragedia, la protagonista si salva raccontando senza vittimismi o pietà la sua storia.
Eleonora Lago
Dennis May è morto. Per il mondo è una notizia tra le tante, per S. è il finale sbagliato della propria storia. Dennis è stato l’oggetto della sua devozione e l’artefice della sua umiliazione, la possibilità di immaginare un’altra vita e l’infinito autoinganno. Se oggi S. fa la cameriera e disprezza quasi tutto è a lui che lo deve. O forse è solo un alibi. Con una voce magnetica, tenera e spiazzante, Veronica Raimo racconta lo scandalo del desiderio che si annida nel trauma, il ridicolo che si accompagna alla tragedia, il dubbio che a definire la nostra storia – più ancora di quanto è accaduto – sia quello che, nell’ottundimento della rabbia o dell’amore, continuiamo ad aspettare. «È il senso costante di reversibilità a causare dolore, l’idea che possiamo ancora cambiare le cose». L’ultima volta che ha visto Dennis May dal vivo – Dennis May “vivo” – S. aveva addosso dei jeans scuri e una maglia color smeraldo. Ora quei vestiti sono sepolti in cantina, pezzo forte di una collezione degli orrori insieme a un Nokia con i messaggi di Dennis e una locandina autografata di “Lark”, il film che lo aveva trasformato in un attore e regista di culto. Dentro quell’innamoramento collettivo S. ha camuffato la propria devozione, proteggendola con la tenacia di un cane da guardia perché nulla potesse scalfirla: né le stroncature ai film di Dennis, né i suoi silenzi e le sue fughe, né le dichiarazioni imbarazzanti alla stampa. L’ha protetta persino quando, nella stanza di un albergo a Roma, Dennis l’ha violentata per poi sparire dalla sua vita. E l’ha protetta quando ha temuto che ad altre donne, in altre stanze, potesse essere accaduta la stessa cosa. Oggi S. ha trentacinque anni, fa la cameriera in un bar, e non ha mai smesso di aspettare che Dennis tornasse per offrirle un’altra possibile versione della loro storia. Ha abbandonato il sogno di scrivere, ma legge il mondo con un’intelligenza corrosiva e un’ironia brutale che forse rivela l’esatta collocazione della ferita. Il suo è un curriculum fatto di inciampi, autosabotaggi, legami interrotti. Come l’amore incerto con Gionata, che ancora rimpiange, o la relazione burrascosa con Lorenzo, che si è innamorato di lei per quello che poteva diventare ma solo a patto che non lo realizzasse davvero, o l’amicizia con Agnese, che dice sì a tutto ma non fa mai domande, neppure quelle che a dirle ad alta voce cambierebbero molte cose. Ma adesso che Dennis May è morto, adesso che non c’è più niente da aspettare, può darsi che sia il tempo di smettere di fare la guardia, e tornare con qualcuno in quella stanza, per trovare le parole. Si dirà, di questo libro, che è un romanzo sull’ossessione amorosa e sulle narrazioni tossiche che condizionano le nostre vite, un romanzo sul fallimento e sul suo potere di seduzione, sulla scrittura e sulla vergogna, sull’ambiguità con cui la vittima abita il suo ruolo, sulla nostra idea di giustizia, su un certo modo fragile e rabbioso di essere uomini, sulla sorellanza. Si dirà tutto questo e sarà vero ma non ancora a fuoco: ci sono tanti modi di intercettare le grandi questioni del nostro presente, quello di Veronica Raimo è la letteratura.
Nella carne
Autore: Szalay David
Editore: Adelphi
Il protagonista di questa storia è un uomo che non sceglie mai. Nel bene e nel male tutto sembra scivolargli addosso. Con i suoi dialoghi serrati sarà un libro dal quale non potrete togliere gli occhi.
Eleonora Lago
“Nella carne” è un libro che colpisce. Colpisce però, specie noi maschi, come un pugno diretto al mento che sa far male. Il protagonista, incapace di autentiche scelte, sembra baciato dalla fortuna nel percorrere la via del successo. In realtà non si rende conto, umanamente arido, di aver imboccato una via crucis che lo perderà. E paradossalmente proprio quando per una volta ha un empito di umanità. Libro doloroso ma neccessario.
Arturo Moro
È un cerchio perfetto la vita di István, che si dipana in un’alternanza di successi e disfatte sullo sfondo della storia europea degli ultimi quarant’anni. Dall’Ungheria a Londra e ritorno, dal crollo della Cortina di ferro alla pandemia, passando per la seconda guerra del Golfo e l’ingresso nell’Unione Europea dei Paesi dell’ex blocco sovietico, la sua è la parabola di un uomo in balìa di forze che non è in grado di controllare: non solo quelle all’opera sullo scacchiere politico del Vecchio Continente, che lo manovrano come un fantoccio, ma anche quelle – istintive – che ne governano la carne, spesso imprimendo svolte decisive alla sua esistenza. Tutto – i traumi e i lutti, i traguardi raggiunti e le potenziali soddisfazioni – lo lascia ugualmente impassibile, pronto a fronteggiare ogni accadimento, dal più fortunato al più tragico, con l’arma del suo laconico: «Okay». E forse è davvero questa l’unica ricetta per attraversare incolumi il tempo che ci è concesso in sorte: solcarlo senza illusioni, abbandonandosi alla corrente. Con questo romanzo David Szalay ci consegna un personaggio insieme magnetico e respingente, un discendente ideale della stirpe di Barry Lyndon e Meursault – e si conferma uno dei più singolari e ironici cantori del nostro acuto smarrimento.
L'autore
Buongiorno, ci siamo già incontrati? Forse sì! È sempre una gioia per me vedere i vostri visi meravigliarsi quando entrate in libreria e posso solo ricambiare con un ampio sorriso, spesso il primo di molti che incontrerete passando di qui. Postazione privilegiata la mia: potervi incontrare tutti e iniziare a conoscervi dal libro che avete scelto. Vi immagino spesso quando uscite dal portone con il vostro fagotto: chi con grandi pacchi, alcuni con piccole buste e altri, devo ammetterlo i miei preferiti, che se ne vanno con il libro in mano: la copertina stretta sotto il gomito in un gesto che ha tutta l’aria di essere una meravigliosa abitudine. Di me dovete sapere due cose: amo vivere all’aperto tra i sentieri d’alta quota e non ho mai letto due volte lo stesso libro, soprattutto se mi è piaciuto davvero!